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Il caleidoscopio dell'umana sofferenza
La sua attenzione verso l'immagine e la riscoperta di essa l'ha portata alla creazione di ricchi quadri/collages sulle tematiche legate alla situazione critica della vita di oggi e sulle sue implicazioni emozionali più forti, sia sul piano privato che pubblico della nostra esistenza.
Creare e inventare una nuova comunicazione visiva cambiando il senso, la dimensione e l'estensione del "corpo recettivo" dell'opera d'arte: il lavoro creativo dell'arlista, viene così, da Catemaggia, trasformato/modilicato attraverso una modellazione basata sull'interscambio" globalizzato della creatività interplanetaria dei nostri giorni. Nelle sue opere questa comunicazione massificata di notizie e di drammi da ogni parte del mondo, trova uno luogo vitale e delimitato dalla cornice, dove convivere e rendere efficace il messaggio che ne scaturisce.
La sua genuina voglia di comunicare direttamente al cuore delle persone è tale da non poter esprimersi se non con mezzi che parlano attraverso notizie rubate, immagini di un mondo che ci circonda e ci opprime. lmmagini che nella quotidianità della nostra vita non ci colpiscono sempre, abituati come siamo a sentire e a vedere situazioni drammatiche in ogni dove. Ed ecco che con i suoi collages e con le sue "concentrazioni di immagini" Catemaggia ci costringe a vedere e a prendere coscienza di eventi ed emozioni forti e VlClNl, molto VlClNl. La nostra attenzione, spesso distratta dalle mille cose che dobbiamo fare, viene così come scossa e posta davanti all'evidenza di ciò che nel mondo esiste: guerre senza senso, solitudini ed emarginazioni accanto a noi, prendono corpo e pian piano ne dobbiamo prendere coscienza, inchiodati alle sue tavole, allibiti e ammutoliti per la crudezza e la verità esposta.
Compito difficile per un'artista, non dedicarsi ai lati poetici e onirici, ma restare presente come "voce della verità", vate di un mondo che rischia di distruggersi da solo, preso dagli egoismi di molti e dagli interessi di pochi!! ln questo suo infinito caledoscopio dell'umana sofferenza, che inevitabilmente ci prende e ci appartiene, riusciamo a intravedere la prosecuzione di messaggi propri della più cruda eredità degli anni Dada, o quando la pop art si esprimeva in modo provocatorio come denuncia di intollerabili reaftà politiche e sociali.
Come non ricordare le opere di Raushenberg o le poesie di Apollinaire con le quali si cercava di esprimere una voce, di gridare ciò che è troppo forte per essere accettato. Le opere di Catemaggia sono stratificate, ulteriormente arricchite da inserti e oggetti applicati, come se si dovesse sempre ritornare su se stessi, sullo stesso pensiero che attraversa la mente e che occorre fissare in essa. La sua produzione è quanto mai attuale, pura espressione del senso di smarrimento che una società mondiale provoca in chi è ancora capace di pensare.

Francesca Mariotti

Femmina penso se penso l'umano
…scriveva Edoardo Sanguineti nella sua celebre Ballata delle donne.
Tutto il lavoro di Cate Maggia sembra richiamare questi versi: osservatore e universo osservato hanno desinenza "a". Studia al liceo artistico, prosegue con la facoltà di Architettura presso il Politecnico di Torino, scrive una tesi sul restauro di affreschi mostrando un forte interesse per la reinterpretazione del passato in chiave di lettura per il presente. Apprende la tecnica del collage, la affronta con sicurezza tanto che, anche avvicinandosi alla sua opera più recente, ne rimane comunque un punto di riferimento imprescindibile. Con forbici e cutter ritaglia le vite degli altri per raccontarci la sua storia, non attraverso una esclusiva opera autobiografica, ma come percezione di sé nel mondo e percezione di ciò che nel mondo accade.
Fu John Heartfield nel 1924 ad utilizzare, per primo, la tecnica del collage fotografico come mezzo di satira politica contro Hitler e il suo regime, dando il via a quella che sarebbe stata tecnica cara a tutte le avanguardie del XX secolo e ad artisti della misura di Raoul Hausmann, Max Ernst e Robert Rauschenberg, che ne fu maestro. Ci ricorda nei suoi scritti George Grosz: «Quando John Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916, nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità, né della strada spinosa ma piena di successo che ci avrebbe aspettato. Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene».
Tecnica rivoluzionaria, trasformatasi poi nelle declinazioni Pop, il collage è entrato in anni più recenti anche nelle classi scolastiche, nei licei artistici e nelle accademie: se utilizzata con maestria e progettualità diviene linguaggio per raccontare storie che celano fiabe, tra pieghe di colla e ritagli di carta, ognuno finalizzato alla sua posizione. Cate Maggia già da subito pone al centro di ogni sua opera occhi e volti femminili: il suo sguardo, se ci appare inizialmente miope, incredulo, mutuato da una spessa colla opacizzante, si fa via via, quadro dopo quadro sempre più limpido, chiaro e consapevole, a volte favolistico, a volte noir.
In Metallica la donna, tristemente resa burattina da una vita, da un luogo, da una condizione sociale o da un uomo, è legata con fili, non freddamente e tristemente metallici, ma di rosa e calda lana infiocchettati con piccole perle, messaggio fortemente ironico, tendente al sarcasmo di una vita forse imbellettata, ma di sostanziale prigionia.
La donna, madre, terra, vita, simbolo dell'esistenza stessa, viene associata alla condizione umana, al territorio martoriato dall'inquinamento, …perché la donna non è cielo, è terra, carne di terra che non vuole la guerra (E. S. cit.): la donna è messaggera del linguaggio dell'opera di questa artista che da alcuni anni concede maggiore spazio alla pittura in una progressione di grande interesse attraverso un mutamento della tecnica che si fa voglia di sperimentare. Le scene si semplificano e, come in Volo di farfalle, il collage viene abbandonato, per lasciare spazio ad una protagonista realizzata con un insieme di materiali differenti, frutto del riutilizzo, essi stessi portatori di una storia. Colpisce un materiale in particolare guardando questi ritratti femminili: il cascame, un derivato dalla lana o dal cotone. L'artista lo manipola, lo lavora con la colla, lo trasforma e il tessuto, da mezzo per proteggere il corpo femminile dal freddo o dalla pioggia, ne diventa parte costitutiva, ne diventa capigliatura coloratissima, fluente e vaporosa.
«Da bambina amavo ritagliare e vestire i figurini femminili dai giornali»: giochi di altri tempi, nemmeno troppo lontani, in cui già possiamo ritrovare un po' dell'ispirazione di questa artista in continua evoluzione. Nel collage la donna era un volto, spesso centrale, era un occhio attento al mondo, ora la donna è figura intera, quasi impersonale, sembra ricordare pienamente il figurino di moda che negli anni '60 e '70 le bambine ritagliavano, diventa supporto, a volte apparentemente impersonale, per un messaggio. L'artista ritaglia le sue donne e le pone in bilico su di un' inferma scala a pioli oppure su di una scala più solida, ma indossando pattini a rotelle (Estate), o ancora sull'altalena (In gabbia) all'interno di una gabbietta per canarini: è una donna che sa di essere sempre e da sempre combattuta tra la sua interiorità prepotentemente desiderosa di libertà e la realtà a volte condizionata, spesso limitante, che in alcuni casi assume proprio la forma di una gabbia, una gabbia che ricorre nuovamente anche in Presa per i capelli.
È una donna prigioniera di se stessa o di altri, trattenuta, che vede le ali della libertà esclusivamente nel riflesso della sua ombra (Ombra magica), ma sempre, in ogni caso, bella, eterea, mai abbruttita dalla vita: è capace di sopravvivere con la dignità della bellezza e della gentilezza.
Il riutilizzo di materiali già portatori di una vita propria, le colle, le resine, le stoffe, i pizzi, tutto nell'evoluzione dell'opera di Cate Maggia, iniziata con il collage, lascia presagire un debutto nella scultura e, con tutta la curiosità che suscitano i suoi ultimi lavori carichi si significati simbolici dati alle donne-figurino, l'attesa per ciò che ci saprà regalare e per i sue storie è molto forte.
Chiara Vignola

Mondi reali
Indubbiamente l’arte di Cate Maggia è un’Arte originale; capace di prendere lo spettatore per mano e condurlo con straordinaria dolcezza nei giocosi meandri della sua fantasia. Una fantasia che non è squassante mito ma neppure travolgente, passionale e dolorosa nostalgia per un mondo che c’era e non c’è più.
Contro l’apparenza, il mondo di Cate Maggia è un mondo reale, esistente, concreto, fatto di attualità, anzi di quotidianità. Un mondo travestito da sogno, con i volti bellissimi infinitamente dolci, quasi struggenti nella perfezione dei tratti, che paiono addirittura bucare l’apparente confusione onirica. Il sogno si spezza e si frantuma sul volto diafano e irreale della giovinezza che rinasce a nuova realtà.
Altrove riempiono gli spazi in modo quasi ossessivo acuti dettagli di grandi metropoli tutti riconducibili ad una realtà quotidiana vissuta ma che non conserva tracce di sofferenza. Un rapporto estremamente equilibrato e sereno con l’ambiente.  Ma lo strumento espressivo più accattivante, e di grande valenza, è rappresentato da quelle straordinarie, massicce e corpose colature che rivestono la maggior parte del collage. Coprono ma non nascondono, lasciano intravvedere ma forse inconsapevolmente sottolineano e accentuano addirittura particolari che a prima vista potrebbero sembrare dimenticati e servono invece a dare una dimensione familiare e domestica a tutta l’opera.
Una attualità domestica, casalinga che non è più un ambiente dove trascorrere porzioni significative della propria vita, bensì un nido dove rifugiarsi, dove poter ‘tirare il fiato’, dove trovare protezione. Protezione da che cosa non si sà, non si capisce da che cosa si deve essere protetti perché il ‘fuori’ non è per nulla ostile né minaccioso. In tutta l’opera di Cate Maggia è completamente assente qualsiasi forma di aggressività o di incombente paura; tuttavia permane la consapevolezza di una gracilità come a dire quasi un ‘retrogusto’ di desiderio di protezione, di calore, di positività non già da contrapporre a qualche assente negatività.
E’ il senso della vita!
Riccardo Rabaglio

Simulacri e icone
Scoperta analisi dell'esistenza si condensa nell'opera di Cate Maggia, che ordina con precisione oggetti trovati per caso, frammenti trasformati in desolati non-luoghi entro i quali emergono, come per estenuata consunta esistenza, simulacri-icone femminili. Un raffinato simbololismo permea tutta l'opera di quest'artista che gioca con eleganza con il collage e le colle , passando attraverso intuizioni preraffaelleti e tecniche recuperate dall'arte povera: memoria e avanguardia in una ricerca volta a sancire l'assoluta precarietà di oggetti e individui.
Emanuela Mazzotti

Poliedrica
Cate Maggia –questo il nome d’arte- è un’artista a tutto tondo: architetto, pittrice, organizzatrice di eventi culturali e artistici; le piace sperimentare e dar vita a lavori originali, intrisi della sua forte personalità. Il gusto per l’innovazione, che ben traspare dalle sue opere, si manifesta sia a livello tematico, sia a livello tecnico. Per quanto riguarda i temi, infatti, la sua arte non ha paura nè di indagare i diversi aspetti della realtà, nè di raccontare i sogni e le reminescenze di un mondo passato: così, accanto al mare inquinato e a porzioni di metropoli caotiche, compaiono delicate ballerine della bella époque, pattinatrici aggraziate nel loro fluido movimento. Su tutto domina, sempre, un senso di mistero: ad esempio, nel dipinto “In punta di piedi” l’elegante ballerina, in perfetto equilibrio sulle punte, guarda verso lo spettatore e sembra attendere una risposta ad una domanda taciuta, implicita... Allo stesso modo in “Ombra magica” un’austera donna di profilo proietta un’ombra capricciosa, che è impossibile osservare nella realtà, ma che invece è altamente probabile vedere nella dimensione onirica. Per quanto riguarda le opere intitolate “Violenza al femminile”, il soggetto terribile e inquietante è interpretato in maniera originale: entro una cornice tonda, simile ad un occhio spalancato su una atroce realtà, una donna è colta in un momento di oppressione e di estremo dolore. Anche questa volta interloquiamo con il dipinto, ma ora ci sentiamo costretti a farlo, a guardare attraverso quell’occhio qualcosa che non vorremmo vedere e a chiederci il motivo per cui esistono il male e la violenza. Relativamente agli aspetti formali, Cate Maggia ama cimentarsi con tecniche e materiali nuovi: la tecnica mista messa a punto dall’artista consiste nell’utilizzare i colori acrilici per stendere volti e parti del corpo, accanto a porzioni di tessuto e di carta con cui creare abiti, capelli ed oggetti più piccoli.In particolare, ultimamente Cate Maggia sta sperimentando il “cascame” (prodotto di transizione tra tessuto e filo), mai usato in precedenza nell’arte. Esso è soprattutto adatto a rendere i capelli delle figure femminili (vd Ombra magica). L’effetto vetrificato e rigido è infine ottenuto mediante l’impiego di resine e colle; ed è anch’esso prezioso, in quanto contribuisce all’atmosfera di enigma e mistero che si percepisce nei lavori dell’artista, poetici e talvolta struggenti.
Anna Brambati